Aspetti tecnici e legali legati alla garanzia: la pompa BOSCH CP4 e i sei mesi dalla compravendita

Quali sono gli aspetti tecnici da considerare rispetto al guasto della pompa BOSCH CP4? Esistono delle corrispondenze dal punto di vista legale? Lasciamo la parola alle persone che si occupano dei dettagli approfonditi della garanzia.

Il Sig. G. è il felice acquirente di una Audi Q3 usata con pompa BOSCH CP4. Sotto il cofano c’è un motore 2 litri a gasolio che eroga 130,00 kW (90 CV/litro non sono pochi).

La macchina ha già 9 anni e 170.000 km alle spalle, ma è in buone condizioni e con la manutenzione pregressa in ordine perché effettuata regolarmente dal vecchio proprietario presso la rete delle officine AUDI (insieme al libretto di manutenzione debitamente compilato, in macchina ci sono anche le fatture di tutti i tagliandi).

Il veicolo, di un bel Rosso Catalogna metallizzato, ha il cambio automatico ed è equipaggiato con gli optional A, B e C: insomma è proprio l’auto che desiderava acquistare. Il venditore gli garantisce che non ci sono richiami ufficiali della Casa. In sette mesi il Sig. G. percorre 9000 km e, un bel giorno, in viaggio lontano da casa, il motore si spegne.

La garanzia convenzionale ti tutela?

Per fortuna, prima dell’acquisto, il venditore gli aveva attivato una Garanzia Convenzionale che prevede il recupero del veicolo, il ricovero in una officina convenzionata vicino al luogo di fermo e l’assegnazione di una vettura sostitutiva per proseguire il viaggio e rientrare.

La Centrale operativa del gestore di Garanzia Convenzionale opera in modo tempestivo e puntuale e, fin qui, tutto bene: il Sig. G. ha solo perso un paio di ore sulla sua tabella.

All’arrivo del veicolo in officina, ai tecnici bastano una manciata di secondi per aprire il cofano, smontare il regolatore di pressione sulla pompa, trovare lo smeriglio metallico e per dare l’infausta notizia: ci stanno come minimo 7500,00 Euro di danni.

Le condizioni di Garanzia Convenzionale prevedono la sostituzione della pompa e degli iniettori, ma rimangono fuori gli altri interventi, mancano, cioè, più di 3500 euro all’appello.

Il Sig. G. ha l’avvocato amico e, invocando il difetto di conformità ex art. 128 e segg. del Codice del Consumo che prevede un esborso pari a zero per l’acquirente consumatore, promuove una azione giudiziaria contro il venditore, il quale non ne vuole sapere.

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Pompa BOSCH CP4: Gli aspetti tecnici

Nei motori volumetrici alternativi a combustione interna, il controllo e l’ottimizzazione del processo di combustione del carburante nelle relative camere, che è uno dei must per l’aumento della potenza specifica erogata, per l’abbassamento dei consumi e per l’abbattimento degli inquinanti, dipende da alcuni fattori. Ad esempio?

Il timing di iniezione (che ha essenzialmente ripercussioni sull’evoluzione del campo di temperature e di quello delle pressioni), la turbolenza del fluido di lavoro e, nei diesel, la dimensione e distribuzione delle goccioline di carburante dell’aerosol aria/gasolio.

Per ciò che riguarda il timing di iniezione, con l’introduzione della tecnologia common rail prima, e con l’impiego degli iniettori piezoelettrici poi, oramai con 8 iniezioni per ciclo si fa praticamente ciò che si vuole, soprattutto se si pensa a quello che succedeva con le vecchie pompe in linea dei motori diesel a iniezione indiretta.

Il livello di turbolenza del fluido di lavoro all’interno delle camere di combustione è dettato dalla geometria della testata, delle valvole, del pistone e dei condotti di aspirazione e, in misura minore, di quelli di scarico: su questo aspetto ogni Casa ha giocato le proprie carte e hanno visto la luce diverse soluzioni costruttive (e qualche diavoleria).

Per la dimensione delle goccioline di gasolio (è auspicabile che sia la più piccola possibile) e per la loro distribuzione, al di là della geometria dell’ugello polverizzatore che è abbastanza standard, c’è poco altro da fare se non aumentare la pressione di iniezione.

Nel campo automotive, la continua ricerca e la corsa verso prestazioni sempre più spinte hanno portato al raggiungimento di pressioni di iniezione oggi considerate “estreme” intorno a 2700 bar(1): è il caso dell’impianto BOSCH con pompa CP4.

Caratteristica della pompa BOSCH CP4

Per fare un paragone, la soluzione costruttiva precedente, ampiamente testata e tutt’ora in uso, quella delle BOSCH CP3, lavora intorno ad una pressione massima di iniezione di 1600 bar, mentre i primi common rail Bosch commercializzati su grande scala arrivavano, per intenderci, ad una pressione massima di iniezione di 1300 bar circa).

Le pompe CP4 sono soggette a deterioramento del rullo alla base del pistone di spinta del pompante; rullo che è a contatto volvente con la camma ricavata sull’albero.  

Non descriverò il funzionamento né la dinamica della rottura nei particolari perché ci interessano solo gli aspetti tecnici legati ai problemi di garanzia e le considerazioni che difficilmente troverete altrove. Vi rimando ai numerosi siti e filmati disponibili sul web che spiegano per bene che succede e assumo che sappiate di cosa stiamo parlando.

Il rullo mostra segni di affaticamento superficiale con conseguente grippaggio, cosa che determina a sua volta la rotazione del pistone attorno al suo asse di 90° rispetto alla sua posizione di progetto e la inesorabile incisione della camma dell’albero.

Il disastro si è ormai compiuto ma il conducente non si è ancora accorto di nulla perché il motore gira normalmente. Lo smeriglio metallico andrà in circolo contaminando le parti a bagno di gasolio (tubazioni, rail, iniettori, filtro, serbatoio, pompa serbatoio ecc.), fino all’arresto improvviso del motore: i danni sono mediamente non inferiori a 7000,00 euro.

Quali sono le cause del problema?

Cosa fare per evitare il danno? C’è chi propone di additivare il carburante con lubrificanti (ma non sappiamo cosa ne pensa il FAP…), raccomandando l’uso di gasoli non scadenti e la sostituzione del filtro, magari con il ricambio originale. Altri propongono di installare un kit di componenti aggiuntivi per evitare che la limatura si sposti dalla pompa a tutto il resto dell’impianto. In quel caso il danno sarebbe limitato alla sostituzione della sola pompa. Altri ancora, addirittura, il retrofitting con l’installazione della CP3.

I fenomeni di affaticamento sono accelerati dall’impurità del gasolio, dal basso potere lubrificante dei gasoli moderni con percentuali di zolfo sempre minori. E più in generale dalla loro composizione chimica, dalla presenza di acqua, di gas, dalla cattiva manutenzione del filtro. Ma le stesse avversità le affrontano anche gli altri sistemi.

In realtà c’è, invece, da tenere in conto il fatto che a differenza dei modelli precedenti, la CP4 monta una ruota dentata che ha la stessa dimensione di quella calettata sull’albero motore e quindi gira alla stessa velocità. A parità di giri dell’albero motore, l’albero di una CP4 compie il doppio dei cicli delle pompe precedenti.

Se poi si considera anche che per ogni giro dell’albero il pompante viene azionato due volte (perché l’albero della CP4 ha un doppio eccentrico invece di un eccentrico singolo) è evidente che a “parità  di strada percorsa” il pompante di una CP4 è sollecitato un numero di volte quadruplo dell’omologo di una CP3(senza contare il numero di giri che il rullo compie su se stesso per ogni corsa del pompante): è giustificato, quindi, il naturale manifestarsi di fenomeni di fatica.

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Pompe deboli ma non per forza difettose

Altra cosa da valutare è che la CP4 ha un solo pompante o in alcuni casi due se ci sono due bancate. Mentre la CP3 distribuisce un lavoro minore, perché è più bassa la pressione di uscita a parità di portata, su tre pompanti.

E quindi al di là dei paragoni tra le varie soluzioni costruttive, tra architetture più o meno robuste o felici dei manovellismi e degli accoppiamenti cinematici, l’equilibrio facilmente intuibile a cui non ci si può sottrarre è quello insito nella natura stessa delle cose. Che, a parità di conoscenze tecnologiche (e, soprattutto, a parità di sforzi economici per la produzione), bilancia un innalzamento delle prestazioni e, quindi, delle sollecitazioni, con un abbassamento della affidabilità: è il prezzo da pagare.

In altre parole queste pompe sono intrinsecamente deboli e non difettose. Non ci sono difetti di produzione di singoli esemplari: i guasti sono derivati dall’uso normale.

 

Pompa BOSCH CP4, Aspetti legali in breve

Sarò brutale, ma è meglio che ci chiariamo subito: guasto non è sinonimo di difetto di conformità. In questo sito trovate una ampia letteratura a riguardo, ad ogni modo è bene tenerlo a mente.

Purtroppo nell’immaginario collettivo la parola “garanzia” evoca la garanzia del costruttore del veicolo. Nei primi due anni a far data dall’immatricolazione, qualsiasi guasto che si manifesta è automaticamente un difetto di costruzione o di assemblaggio. Per cui gli acquirenti dei veicoli nuovi si vedono riparato gratuitamente l’inconveniente a spese della “casa madre”, tramite una delle officine autorizzate della propria rete. Bello.

Il caso che stiamo esaminando è, però, quello di un’auto usata ed il venditore non è tenuto a garantire il buon funzionamento per un anno. Ma è tenuto a garantire che il bene consegnato al consumatore sia conforme al contratto di vendita. Art. 130 comma 1 :

Il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del bene.

L’art. 132 comma 2 sancisce anche l’inversione dell’onere della prova per i primi sei mesi. Vale a dire che, nei primi sei mesi dalla compravendita, è il venditore a dovere dimostrare che il guasto (se è un guasto il difetto reclamato) non è un difetto di conformità. Normalmente è chi acquista che deve dimostrare che “il vizio” o, più in generale, “il difetto” era esistente al momento della compravendita.

Rileggiamo l’art. 132 comma 2 perché ci interessa per questo caso (e per molti altri):

Salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità”.

Che senso ha presumere che i difetti di conformità che si manifestano nei primi sei mesi esistessero già alla vendita? Si sarebbe potuto scrivere: “Salvo prova contraria si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro sei mesi siano di competenza del venditore”. Ha senso in quanto il venditore deve rispondere di difetti di conformità alla vendita, non di tutto quello che succede dopo. A meno che non si sia impegnato con l’attivazione di una Garanzia Convenzionale (c.d., per l’appunto, Ulteriore).

Il rivenditore e il buon funzionamento

Perché il rivenditore dovrebbe garantire il buon funzionamento? Soprattutto quando questa non la dà più neppure la casa costruttrice, nel caso in esame, già da 7 anni? E’ vero che molti marchi sono pubblicizzati come sinonimo di affidabilità. Ma dei guasti dopo i due anni, se non è attiva una garanzia “commerciale” o, meglio, Convenzionale, gli stessi “marchi” non ne rispondono. Quindi vada sé che la qualità pubblicizzata è quella dei primi due anni.

Si deve, in altre parole, tornare indietro alla consegna e stabilire se all’epoca sussisteva già il difetto, se il bene consegnato era conforme o meno; il venditore non deve, cioè, garantire che il bene conservi la conformità per tutto l’arco del periodo di garanzia! I ventiquattro mesi (limitabili a 12 per l’usato) riguardano il periodo di tempo in cui il venditore è responsabile. Ossia il periodo in cui può esercitarsi il diritto del consumatore (che ha comunque 60 gg di tempo dalla scoperta del presunto difetto per notificare il reclamo).

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Guasto è un vizio o una difformità del bene?

Oppure il venditore ha venduto, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti  né più né meno che una Audi Q3 usata, con sotto il cofano un motore 2 litri a gasolio che eroga 130,00 kW, 9 anni di vita e 170.000 km alle spalle, in buone condizioni, con la manutenzione pregressa in ordine perché effettuata regolarmente dal vecchio proprietario presso la rete delle officine AUDI, di un bel Rosso Catalogna metallizzato, con il cambio automatico, equipaggiata con gli optional A, B e C, corredata da una Garanzia Convenzionale, insomma proprio l’auto che desiderava acquistare il Sig. G.?  

Se guardiamo agli aspetti tecnici sopra descritti e al fatto che il guasto si è manifestato dopo i sei mesi la vedo molto dura per l’avvocato del Sig. G. Ad ogni modo, a scanso di equivoci, è bene per il venditore strutturare la vendita con una opportuna Dichiarazione di Conformità, ma di questo ne parleremo un’altra volta. Fateci sapere cosa ne pensate!

About the Author

Giuseppe Corrado

Tecnico per vocazione e formazione. Sono ormai 20 anni che, nell'universo dell'Automotive, mi occupo di Authority nel processo di gestione delle garanzie. Spesso sono in giro nei tribunali per consulenze in favore di rivenditori, gestori di garanzia, rettificatori, consumatori nelle controversie in tema di garanzia.

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