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Amministrazione Auto

Pratiche commerciali scorrette con la compravendita di auto usate: cosa dice la legge e quali sono le conseguenze per il venditore

By 29 Luglio 2025Settembre 12th, 2025No Comments
Pratiche commerciali scorrette e auto usate

Le pratiche commerciali scorrette nel settore delle auto usate si riferiscono a comportamenti sleali, ingannevoli o aggressivi messi in atto da venditori o concessionari che violano i diritti dei consumatori e le norme di mercato.


Il processo di negoziazione durante la compravendita di una auto usata è un momento particolarmente delicato: è alto il rischio che si presenti una pratica commerciale scorretta ai danni dell’acquirente. Se stai per acquistare o hai già acquistato la tua nuova automobile, o se sei un rivenditore professionista, potresti trovare in questo articolo delle preziose informazioni.

Da un punto di vista squisitamente normativo, la pratica commerciale scorretta è inquadrata dagli artt. 20 e seguenti del Codice del Consumo (D.lgs.n. 206/2005 e s.m.i.) che contemplano una serie di attività del venditore contrarie alla diligenza professionale. E volte a falsare il comportamento economico dell’acquirente in relazione al prodotto oggetto di compravendita. 

Si tratta di una condotta da cui tutti i venditori, non solo i quelli di auto usate, devono tenersi alla larga. La legge prevede conseguenze tra sanzioni amministrative, risarcmenti e danno di immagine.

La casistica è molto ampia. Il legislatore ha individuato una serie di pratiche da ritenersi scorrette senza che vi sia la necessità di accertare, in un eventuale giudizio, né la loro contrarietà alla diligenza professionale né che abbiano effettivamente leso l’interesse di un qualche acquirente. 

Perché non serve la lesione dell’interesse

Lo spirito con cui è nato il Codice del Consumo è stato guidato non solo dalla necessità di salvaguardia patrimoniale del singolo consumatore quanto dalla promozione del consumo in senso lato, tramite l’infusione di fiducia all’acquisto nei potenziali acquirenti.

Mentre i reclami per garanzia e difetti di conformità (artt. 128 e segg. del D.Lgs. n. 206/2005) provengono essenzialmente da singoli consumatori traditi, ex post, nella loro ragionevole aspettativa di acquirenti, le pratiche commerciali scorrette, per quanto possano comunque essere segnalate direttamente da privati, vengono rilevate da associazioni di consumatori. E viene chiamata in causa l’AGCM, ossia l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

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A conferma di ciò, oltre al risarcimento dei danni all’eventuale consumatore, è comunque prevista una sanzione amministrativa (art. 27 del Codice del Consumo). Vediamo di fare qualche esempio e dare qualche definizione e qualche chiarimento. Classi particolari di pratiche commerciali scorrette individuate dalla legge sono le pratiche commerciali ingannevoli e quelle molto aggressive.

Le pratiche commerciali ingannevoli

L’articolo 21 del Codice del Consumo definisce come pratica commerciale ingannevole qualsiasi condotta del venditore che, attraverso informazioni non corrispondenti al vero, induce il consumatore a prendere una decisione commerciale che non avrebbe altrimenti preso. 

Il classico esempio di pratica commerciale ingannevole nell’acquisto di una auto usata è l’alterazione del chilometraggio, che induce l’acquirente a sovrastimare l’auto e a convincerlo a comprare. 

Una pratica commerciale ingannevole si configura anche nell’omissione di informazioni importanti quali, ad esempio, la mancata comunicazione di sinistri gravi o di pregresse riparazioni strutturali o di difetti meccanici noti. Oppure la mancata informazione su vincoli amministrativi, sequestri, finanziamenti non estinti che trasferiscono carichi patrimoniali non previsti. 

L’omissione di informazioni riguardanti costi futuri potrebbe configurare tali tipologie di pratiche. Si pensi ad esempio ad interventi di manutenzione importanti e necessari nel brevissimo termine come la  necessità di tagliandi completi con sostituzione della cinghia di distribuzione.

Un altro esempio di pratica commerciale ingannevole, e quindi scorretta, è la presentazione del veicolo con immagini ritoccate per nascondere difetti estetici o danni alla carrozzeria e magnificarne l’aspetto generale. Con l’avvento dell’IA, quello che fino a qualche anno fa poteva essere considerato un miracolo della computer grafica, oggi è uno scherzo da ragazzi alla portata di tutti.

Le pratiche commerciali aggressive

Altra famiglia di pratiche commerciali scorrette sono quelle aggressive, descritte dall’art. 24 del Codice del Consumo. Qui si limita la libertà di scelta o il comportamento del consumatore mediante molestia o coercizione, fisica o psicologica, inducendolo a prendere pessime decisioni.

È il caso, ad esempio, delle pressioni per la sottoscrizione immediata, sul momento, senza dare all’acquirente il tempo necessario per valutare consapevolmente o ottenere pareri da terzi.

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Tale comportamento è attuato con la scusa di un periodo di promozione in scadenza o tramite induzione del senso di scarsità. Come quando si spinge all’acquisto informando che anche altri potenziali acquirenti sono interessati a comprare la stessa vettura unico esemplare disponibile.

Altro esempio di pratica commerciale aggressiva è la richiesta, in assenza di garanzie per chi è intenzionato a comprare, di cauzioni elevate e sproporzionate rispetto al valore dell’auto.

Quali conseguenze per il venditore

Chi si dedica alle pratiche ingannevoli può omettere informazioni essenziali sullo stato del veicolo (incidenti, riparazioni, chilometraggio reale), pubblicizzare prezzi falsi o non praticabili e altro ancora. Tra le conseguenze per chi si lavora così abbiamo le azioni risarcitorie e le sanzioni.

Azioni risarcitorie

Le azioni risarcitorie sono quelle disposte dal giudice verso i singoli acquirenti lesi dal comportamento scorretto del venditore. E comprendono la risoluzione del contratto di vendita, il risarcimento dei danni e la condanna al pagamento delle spese legali. 

Sanzioni amministrative

Le sanzioni amministrative vengono applicate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Sono proporzionali alla gravità del comportamento attuato e al volume d’affari del professionista, possono raggiungere la ragguardevole cifra di 5 milioni di euro. Meglio evitare.

Spesso tali provvedimenti sono accompagnati dall’obbligo di pubblicare le varie delibere su quotidiani a diffusione nazionale con ripercussioni negative sull’immagine del rivenditore.  Nei casi più gravi è prevista anche la revoca della licenza di vendita e la chiusura forzata dell’attività. 

Cosa possiamo dire su questo argomento?

Le pratiche commerciali scorrette nella compravendita di auto usate sono un tema serio. Giustificato anche da un certo folclore tutto italiano e ammantato da quell’aura di magia e di fumo che accompagna un momento spesso caratterizzato da forte irrazionalità: l’acquisto di una nuova auto. 

Un processo di compravendita di una auto che promuova il consumo richiede, invece, un approccio trasparente e conforme alle normative del D.lgs. 206 del 2005 e s.i.m. Soprattutto per quanto riguarda la veridicità e completezza delle informazioni che vanno il più possibile documentate. 

Giuseppe Corrado

Tecnico per vocazione e formazione. Sono ormai 20 anni che, nell'universo dell'Automotive, mi occupo di Authority nel processo di gestione delle garanzie. Spesso sono in giro nei tribunali per consulenze in favore di rivenditori, gestori di garanzia, rettificatori, consumatori nelle controversie in tema di garanzia.