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Manutenzione Auto

Rottura della cinghia di distribuzione auto: posso ottenere il risarcimento danni?

Rottura della cinghia di distribuzione auto: posso ottenere il risarcimento danni?

Il Sig. G. è il felice acquirente della sua nuova Alfa Romeo Mito usata. Ma non è ancora consapevole del fatto che dovrà affrontare la rottura della cinghia di distribuzione. Sotto il cofano c’è un motore a gasolio 1.6 JTDm da 120CV.  L’auto ha 10 anni e 170.000 chilometri alle spalle e il venditore si è premurato di effettuare un tagliando prima di consegnargliela.

Il periodo di validità della garanzia di conformità, sancita dagli artt. 128 e segg. del Codice del Consumo, durante la trattativa di compravendita non viene ridotto da 24 a 12 mesi, sebbene sia una cosa possibile per i beni usati. Passa poco più di un anno. Cosa accade?

Il veicolo, percorsi 15.000 chilometri con il nuovo proprietario, si ferma all’improvviso in marcia. Ci sono seri danni al motore a causa della rottura della cinghia di distribuzione.

Il Sig. G., dopo avere riparato il veicolo, trascina il venditore davanti al giudice. Richiede il risarcimento dei danni, il guasto è riconducibile a un vizio del veicolo. Ossia la mancata sostituzione della cinghia di distribuzione nei termini prescritti dalla casa costruttrice.

Cambio della cinghia a norma di legge

Alfa Romeo prevede la sostituzione della cinghia di distribuzione ogni 8 anni o 140.000 chilometri. Al momento dell’acquisto del veicolo la manutenzione della cinghia doveva essere fresca. Ossia effettuata nei precedenti 2 anni o 30.000 chilometri.

Secondo l’avvocato. la ragionevole aspettativa dell’acquirente, laddove non diversamente pubblicizzato, è che tale manutenzione pregressa sia stata effettuata a scadenza.

Se la cinghia si è rotta è perché manca la manutenzione. Al momento della vendita il veicolo era viziato e ciò integra la fattispecie del difetto di conformità. Che lascia indenne da spese l’acquirente in caso di guasto (art. 135-ter del Codice del Consumo).

Il veicolo non ha superato nessuna delle soglie previste dal piano di manutenzione del costruttore per la sostituzione o controllo della cinghia di distribuzione. Quindi?

Il guasto sia imputabile a una omissione. Il venditore, sostenuto dai tecnici e dai legali del suo Gestore di Garanzia, non è d’accordo e sostiene che l’accaduto sia dovuto al normale deterioramento o che comunque rientri nell’alea di rischio dell’acquisto di una auto usata.  

Da leggere: a cosa serve la garanzia auto usate

Cos’è la cinghia della distribuzione auto?

Nei motori stradali più datati, l’apertura e la chiusura dei vani di alimentazione e scarico delle camere di combustione era demandata a valvole alloggiate nel blocco motore.

Mentre la testata era essenzialmente solo un coperchio. Il sincronismo tra l’apertura delle valvole e le corse del pistone era garantito dal fatto che l’albero di comando delle valvole (albero a camme) era accoppiato all’albero motore tramite una coppia di ruote dentate.

motore auto

Dovendo l’albero a camme ruotare con velocità dimezzata rispetto a quella dell’albero motore, il diametro del cerchio primitivo della ruota calettata sull’albero a camme era il doppio di quello calettato sull’albero motore. Tale rapporto è conservato ancora oggi. 

Evoluzione dei motori

Per ottenere il miglioramento del rendimento termico dei primi motori, si dovette cambiare la geometria delle camere di combustione cercando di renderle le più compatte. 

Videro quindi la luce i primi motori con valvole alloggiate nella testata e comandate da aste e bilancieri, ma con l’albero a camme ancora alloggiato nel monoblocco. 

Successivamente, con l’aumento delle prestazioni ed il conseguente innalzamento del numero di giri massimo si dovettero abbandonare le soluzioni ad aste e bilancieri. Massa e movimento creavano problemi agli alti regimi. Si dovevano adottare molle più rigide.

L’introduzione della cinghia

Si scelse, quindi, di spostare l’albero a camme dal monoblocco alla testata, eliminando le aste e i bilancieri e comandando le valvole direttamente dagli alberi a camme. 

Ma come trascinare l’albero a camme alla giusta velocità e alla corretta fasatura con la coppia disponibile sull’albero motore ormai così lontano? La soluzione fu la cinghia.

Tali organi di trasferimento della coppia tra i due alberi vengono dette di distribuzione. Il motivo di questo? Per il fatto che la distribuzione è l’operazione di riempimento e svuotamento delle camere di combustione con il fluido di lavoro (aria o miscela) 

A cosa serve la cinghia di distribuzione?

Nei motori moderni la distribuzione non ha solo il compito di trascinare l’albero a camme, ma anche quello di far girare le pompe dell’acqua, di iniezione e del vuoto. C’è poi da dire che gli alberi a camme sono spesso due (o anche quattro) e non uno solo.

Pertanto, lo schema di alcune distribuzioni è diventato sempre più complesso, con compiti sulla cinghia (o sulla catena) sempre più gravosi. Tanto che alcune soluzioni costruttive prevedono l’uso di una cinghia (o di una catena) sdoppiata, come nell’immagine a destra.

Come evitare rottura della cinghia di distribuzione

La catena di distribuzione non è normalmente soggetta a manutenzione periodica. È costruita in acciai speciali e idealmente dimensionata a durare per tutta la vita del motore. Per questo viene sostituita per buona pratica in occasione dello smontaggio della testata. 

La cinghia di distribuzione è soggetta a manutenzione periodica essendo costituita da un’anima di cavi di acciaio ricoperti da gomma. Certo, è molto resistente e funzionale. Ma, per quanto sia costituita da una mescola moderna, è comunque degradabile.

La cinghia è dotata di denti perché deve essere garantita la sincronia tra l’albero motore e l’albero a camme, ossia tra la corsa dei pistoni e l’apertura e chiusura delle valvole. 

L’ingranamento dei denti è assicurato dalla tensione impressa da un cuscinetto flottante e dal vincolo geometrico di uno o più cuscinetti fissi. Nonché dalle pulegge.

struttura cinghia

Anche i denti sono fatti di gomma degradabile. È chiara quindi la necessità della manutenzione delle cinghie, soprattutto se si tiene conto delle sue condizioni operative (sollecitazioni meccaniche, cicli di caldo-freddo, vibrazioni, polveri, usura ecc.).

La sostituzione del kit distribuzione (cinghia + cuscinetti tenditori e, a volte, la pompa dell’acqua che ingrana nella cinghia) è prevista mediamente intorno agli 8 anni o 120.000. Mentre la loro ispezione viene fatta a intervalli dimezzati rispetto alla sostituzione.

Cosa accade quando si rompe la cinghia?

Il malfunzionamento della cinghia di distribuzione si manifesta con la sua rottura o con lo slittamento dei denti sulle relative pulegge. Ci sono alcuni casi da considerare.

Nessun danno

Se lo slittamento della cinghia sulla puleggia è limitato ad uno o due denti potrebbero non esserci danni rilevanti. Si accende una spia sulla strumentazione di bordo e il motore non eroga la piena potenza. Tutto si risolve con la sostituzione della cinghia e dei tenditori. 

Danni al motore

Se, invece, lo slittamento è di molti denti ma la cinghia ancora non si rompe? Si determina un ritardo dell’albero a camme rispetto all’albero motore tale che le valvole di scarico, in ritardo rispetto alla corsa del pistone, non fanno in tempo a chiudersi al termine della fase di scarico. Urtano sul cielo del pistone: il motore si spegne e i danni sono ingenti. 

Nel caso di rottura della cinghia, magari in corsa, le conseguenze sul motore sono catastrofiche data l’interferenza delle valvole, anche di aspirazione, con i pistoni.

Perché si rompe la cinghia del motore?

La maggioranza dei casi di rottura della cinghia è riconducibile al mancato rispetto delle scadenze prescritte dal costruttore per la sostituzione di questo elemento fondamentale. 

La rottura della cinghia, infatti, è l’esito dell’accumularsi di fenomeni come l’usura (sia della cinghia che dei rulli tenditori) o come il deterioramento della gomma con l’uso e nel tempo.

Non sono rari i casi di guasti dovuti a una non corretta installazione della cinghia di distribuzione, spesso per errata registrazione del tenditore mobile o, più raramente, per eccessivo piegamento prima o nel corso del montaggio. 

Non mancano altre cause che sono svincolate alla manutenzione della cinghia. Ci sono casi in cui la cinghia può rompersi sebbene sia stata correttamente manutenuta

  • Rottura improvvisa di un cuscinetto oppure del suo perno di ancoraggio.
  • Bloccaggio della pompa dell’acqua o della pompa del vuoto.
  • Grippaggio dell’albero a camme per insufficiente lubrificazione.
  • Interposizione di oggetti estranei tra cinghia ed ingranaggi. 
  • Contatti accidentali con lubrificanti, carburanti o liquidi idraulici.
  • Difetto intrinseco di costruzione della cinghia. 

La rottura della cinghia di distribuzione può comportare l’esborso di diverse migliaia di euro e la manutenzione regolare è il miglior modo per evitare guai; ma come accorgersi che la cinghia si sta rompendo? Sintomi solitamente non ce ne sono. 

Se siete fortunati si potrebbe accendere una spia sul cruscotto e il motore potrebbe perdere potenza Arrestate subito il motore e portate il veicolo spento in officina. 

Quando la rottura è dovuto al bloccaggio della pompa dell’acqua (nei casi in cui questa ha una puleggia liscia e viene trascinata dal dorso della cinghia) o di un rullo tenditore è possibile avvertire un forte e acuto stridio e la fuoriuscita di fumo dal vano motore dovuto al surriscaldamento della cinghia, ma dovete essere fortunati a non essere in autostrada

Sostanzialmente il consiglio (ovvio) è uno solo: usate il massimo scrupolo e la massima diligenza nei casi di anomalie sensibili: rumori, odori, accensione spie, perdite visibili di liquidi, diminuzione della potenza ecc. Anche se la vettura è in garanzia, tale comportamento è un vostro obbligo ed in certi casi la trascuratezza potrebbe costarvi caro.

Rottura della cinghia di distribuzione: aspetti legali

È del compratore l’onere di provare la sussistenza del vizio e il nesso di causalità tra vizio e danno occorso. Il venditore è tenuto a dare prova liberatoria della mancanza di colpa quando la controparte abbia preventivamente dimostrato la di lui inadempienza. 

Nel caso della compravendita tra un venditore professionista e un acquirente si applicano, però, gli articoli 128 e segg. del Codice del Consumo. Il questa documentazione introduce l’inversione dell’onere della prova (art. 135, comma 1) per i primi 12 mesi:

Salvo prova contraria, si presume che qualsiasi difetto di conformità che si manifesta entro un anno dal momento in cui il bene è stato consegnato esistesse già a tale data

Sarà il venditore a dimostrare che l’ipotesi di difetto sussistente al momento della vendita non ha fondamento perché “incompatibile con la natura del bene o del difetto”.

Le argomentazioni dell’avvocato del Sig. G. riguardo il tradimento dell’aspettativa dell’acquirente e il sussistere del difetto di conformità siano assai rigorose. Ma c’è da far notare che al momento del guasto i dodici mesi dalla compravendita erano trascorsi e che, quindi, l’onere della prova era tornata in capo all’acquirente. Cosa significa questo?

Da leggere: cosa è la garanzia di conformità?

Come deciderà il giudice rispetto alla responsabilità?

Darà torto al Sig. G. In sede di giudizio ha ritenuto che la rottura della cinghia fosse dovuta ad usura della stessa perché prima dalla compravendita non sostituita.

In realtà del fatto che la cinghia non fosse stata sostituita, e che da ciò ne è scaturito il danno il Sig. G., doveva dare prova. Come abbiamo visto sotto il profilo tecnico, la rottura della cinghia di distribuzione può avvenire per cause svincolate dalla sua manutenzione.

Di un caso simile si è occupata la Suprema corte di Cassazione con ordinanza del 30 marzo 2017, n. 8285. Che siate consumatori o venditori alle prese con problematiche di garanzia in tema di cinghia di distribuzione raccontateci la vostra esperienza o chiedeteci consiglio.

Fonti da consultare per approfondire

Giuseppe Corrado

Tecnico per vocazione e formazione. Sono ormai 20 anni che, nell'universo dell'Automotive, mi occupo di Authority nel processo di gestione delle garanzie. Spesso sono in giro nei tribunali per consulenze in favore di rivenditori, gestori di garanzia, rettificatori, consumatori nelle controversie in tema di garanzia.

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